Tedeschi

Origine

Puglia

Residenza

Bari

Referente della casata

Sign. Luca Tedeschi

Stemma


Scudo: sannitico

Arma: d’azzurro, alla croce d’argento, caricata da un giglio d’oro, a sua volta caricato da una corona del secondo

Elmo: da borghese

Corona: da barone tollerata

Lambrecchini e cercine: d’azzurro e d’argento

Motto: Tempus Omnia Medetur

Conferimenti privati

Principe di Livonia e Pomerania, Margravio (marchese) di Livonia, Cavaliere templare dell’ordine teutonico, Lord di Lochaber

Etimologia

Deriva da un soprannome legato all’etnico tedesco (originario della Germania), o per nascita o per caratteristiche fisiche o comportamentali del capostipite.

Cenni storici

La famiglia Tedesco o Tedeschi, così appare a volte negli atti ottocenteschi, è originaria di Carbonara, ora quartiere di Bari, ma che fu comune autonomo fino al 1928. Il cognome Tedeschi o Tedesco, secondo i linguisti più celebri come il De Felice e il Frangipane, deriverebbe dal nome e soprannome medioevale Tedesco, che si rifà ovviamente a un’origine tedesca del capostipite o magari un soprannome legato a caratteristiche fisiche che ricordavano un tedesco, come i capelli biondi e la carnagione rosea. La famiglia si trasferì da Carbonara a Bari centro, verso la prima metà dell’Ottocento a seguito del matrimonio tra Don Lorenzo Tedeschi (1786 – 1861), agrimensore di Carbonara e Donna Elisabetta Mineccia (1796 – 1840) di Bari, figlia di Sebastiano e Veronica Valerio, proprietari, avvenuto nel 1818, entrambi provenienti da due famiglie benestanti, infatti l’uso nei documenti dell’appellativo di Signore e, poi, di Don e Donna fa comprendere l’importanza delle famiglie in questione. I Tedeschi dalla seconda metà del Settecento a Carbonara fino a dopo la metà dell’Ottocento a Bari svolgono mestieri come quello dell’agrimensore, il salassatore e quello di proprietari, il che, ci fa capire come essi, appartenessero al notabilato locale e forse, a una forma di nobiltà personale più che familiare. I Tedesco, certamente, ebbero la possibilità di mantenere i figli agli studi e, alcuni di loro, che si applicarono in seminario, presero, poi, i voti religiosi, divenendo sacerdoti. La fortuna della famiglia parrebbe essere avvenuta a cavallo tra la prima e la seconda metà del 1700, visto che il capostipite, ossia Vito (circa 1700 -?), risulta, invece, di condizione contadino a differenza dei suoi figli. Sabino, figlio di Lorenzo e la Mineccia, risulta invece scribente, ossia esercitante la professione di segretario magari in qualche studio o nel comune di Bari, anche se verso il 1885 fino alla sua morte avvenuta nel 1894, è in stato di povertà, come attesta il suo atto di morte avvenuta al Ricovero di Mendicità di Bari. Non abbiamo trovato le ragioni per questo improvviso cambiamento di condizione sociale e di impoverimento. Il filo genealogico della famiglia, si presenta estremamente chiaro,e in questo ramo, non eccessivamente nutrito, non vi furono doppi matrimoni, tanto meno figli naturali.


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