Club calabrese per la caccia alla volpe simulata


Istituzione

2006

Sede

Badolato

Casata

Gallelli di Badolato

Settori

Caccia, sport equestri

Tipo di sodalizio

Associazione equestre-nobiliare

Sedi, locali ed attrezzature

Castello, biblioteca, maneggio

Attività

Corsi, caccia simulata, conferenze, mostre, editoria

Cooperazioni

Cooperativa Phoenix, Uned, Uninettuno, Ranepa

Insegna

Uno scudo sannitico spaccato: nel 1° d’oro all’aquila di nero coronata d’oro; nel 2° d’oro al gallo di rosso rincorrente una volpe dello stesso riguardante, saliente su una collina al naturale; il tutto su un terrazzo di verde. Lo scudo è sormontato da una corona da barone. Lo stemma è sormontato da una frusta di nero col manico d’oro, a sua volta sormontata da una volpe al naturale. Il tutto dentro un cerchio circondato dalla scritta “Club calabrese per la caccia alla volpe simulata Tenuta di Pietra Nera” di rosso. Il tutto dentro un anello di rosso

Cenni storici

Il Circolo Calabrese per la caccia alla volpe simulata, a cavallo, della tenuta di Pietra Nera, fondato e gestito il 13 gennaio 2006 dai baroni Gallelli di Badolato, non è solamente un Gentleman Club di caccia alla volpe, è anche infatti attualmente, l’associazione culturale, amministratrice del maggior numero di repertori araldico, genealogici, nobiliari, nella storia dei Gentlaman Clubs. L’ideazione del Club Calabrese è dovuta al suo Master, e Presidente fondatore, il Barone Ettore Gallelli Benso; questi, appassionato cavaliere ereditò la cultura equestre in famiglia. Per generazioni a partire infatti dal magnifico don Luca, primo barone Gallelli di Badolato nel 1658, l’attaccamento a questo nobile animale, e agli sport equestri, è sempre stata una costante e fedele tradizione di questa famiglia. Don Luca personaggio di grande personalità, fu profondo intenditore di cavalli, in pratica si deve a lui la maggior diffusione del cavallo Andaluso in Calabria, attorno alla seconda metà del diciassettesimo secolo, come risulta dai documenti e dalle cronache dell’epoca. Intorno al 1660 su un suo fondo alle pendici di Badolato, egli fece costruire delle grandi scuderie denominate “cavallerizze”, e fece poi importare diversi stalloni e fattrici dalla Spagna, per la riproduzione e l’allevamento. In pochi anni i suoi cavalli si imposero nel Regno, tra i più ambiti campioni di bellezza ed eleganza. Don Pasquale, ottavo barone Gallelli di Badolato cav. della corona d’Italia, grande latifondista, e noto imprenditore nel nuovo campo dell’energia idroelettrica, prima di partire per la grande guerra del 1915 -1918 come ufficiale nel Nizza cavalleria, donò alla patria diversi cavalli provenienti dalle proprie scuderie, deceduti poi sul Carso contro le mitragliatrici Austriache. Il figlio di questi, don Giuseppe, nono barone Gallelli di Badolato, anch’egli stimato proprietario terriero, fu per passione tra i pochi a possedere nel 1929 in Calabria, una ricercata scuderia di cavalli velocissimi di rara bellezza, dei quali sono ancora oggi rimasti a ricordo diversi dipinti, tra tutti spicca il bellissimo Fulmine, purosangue morello, dalle elevate attitudini di velocista. Anche il ramo materno del Master non fu da meno in campo equestre, rappresentato infatti dal conte dott. Alberto Benso, ufficiale nel Genova cavalleria, noto reggimento che nella storia glorificò la cavalleria Sabauda con le sue coraggiose azioni. I Benso storicamente sempre primeggiarono all’interno della cavalleria del Regno di Sardegna, distinguendosi per coraggio e attitudini al comando. Valoroso per le sue operazioni in Africa nell’ultimo conflitto mondiale, il conte Alberto Benso dopo la guerra, collezionò a Torino bellissimi purosangue. Anche presso i cugini materni, conti Sergio e Alessandro Benso, la tradizione cavalleresca Benso è perdurata, non a caso infatti sono membri del consiglio direttivo della società Torinese, per la caccia alla volpe simulata a cavallo. Da sempre quindi l’ambiente equestre, e gli sport ad esso legati, sono stati una intramontabile consuetudine dei baroni Gallelli di Badolato, e delle famiglie con le quali si sono imparentati. Le cacce della società Calabrese, sono infatti organizzate sul modello Torinese come metodo e pratica, e si svolgono a Badolato su quei terreni dei Gallelli adibiti a pascolo. Queste proprietà situate al centro della secolare azienda agraria di famiglia, sono inoltre immerse in un territorio vario e suggestivo, poiché è infatti possibile passare in poco tempo dal mare, al lago, ai monti, in pochi minuti si può cioè scendere fino al mare, oppure salire fino a 1300 metri, dove è situato il lago di Lacina, nell’alto piano del parco naturale delle Serre. Qui vi sono inoltre i più antichi e folti boschi del mediterraneo, decantati da Aristotele e Plinio II nella Historia naturalis, e utilizzati poi da Annibale per costruire la flotta che lo avrebbe riportato a Cartagine. Nel V secolo la valle del Vodà, fu dotata di un porto che consentiva i commerci coi Greci, ma è con i Romani che la zona del Vodà ebbe sviluppi importanti, come la via Aquilia, che attraversava la vallata per giungere a Taranto, importante centro commerciale dell’ epoca. Nella seconda metà del VI scolo a.c. la zona del Vodà passò sotto la protezione dei Locresi, che avevano sconfitto i Crotonesi sul fiume Sagra. Il primo insediamento che darà poi vita al borgo di Badolato, avviene però attorno al X secolo, e nel 1100. Badolato conta già un ottantina di case e 400 abitanti, ma è Ruggero di Lauria che nel 1287 edifica nel borgo un primo fortilizio difensivo. Furono però i Ruffo che nel 1399 trasformarono il primitivo fortilizio di legno in un vero castello in pietra inespugnabile, introducendovi soluzioni strategiche considerevoli, come la costruzione di una grande torre quadra, al lato dell’ ingresso, e il potenziamento della cortina difensiva. Con una simile fortezza, e un numero sempre crescente di soldati, i Ruffo e i feudatari successivi, attuarono una politica espansionistica, che portò Badolato nel tempo a egemonizzare la zona, e i paesi limitrofi. Sotto i Toraldo le torri del castello vennero riempite di terra per portare ai piani superiori l’artiglieria, il castello e il feudo passarono poi ai Pignatelli, ai Sanseverino, e brevemente ai Borgia nel 1595, per giungere poi ai Ravaschieri nel 1596 e in infine ai Gallelli, che lo tennero fino all’eversione della feudalità (1806). E’ in questo contesto di storia e cultura, immersi in una natura suggestiva e incontaminata, che il Club Calabrese per la caccia alla volpe simulata, della tenuta di Pietra Nera, organizza divertenti battute di caccia alla volpe simulate a cavallo, all’ insegna della tradizione e della passione per questi nobili animali.

Trofei del club

Trofeo Sociale Baroni Gallelli

Sperone d’oro

Gemellaggi

La “posta dei cavalieri”, Anguillara, Bracciano.

Società Milanese caccia a cavallo

Presenze sul RAI